L’area archeologica di Agrigento (Agrigento, il territorio della provincia di Agrigento, Sicilia)

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DESTINAZIONE: L’area archeologica
REGIONE: Sicilia

PROVINCIA: Agrigento
COMUNE DI RIFERIMENTO: Agrigento

La zona archeologica di Agrigento, a pochi chilometri a sud dal centro abitato, è stata inserita dall’UNESCO nell’elenco dei siti “Patrimonio dell’Umanità” nel 1997. Nel dicembre di quell’anno, nel corso della 21° riunione annuale del Comitato del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, svoltasi a Napoli, è stato aggiunto il sito agrigentino denominato “Area Archeologica della Valle dei Templi”. Fondata nel Vl secolo a.C. come colonia greca, l’area archeologica è un altopiano naturalmente protetto a Nord dalla Rupe Atenea e dal Colle di Cirgenti e a Sud dalla lunga Collina dei Templi, delimitata ai lati dai fiumi Akragas e Hypsas confluenti a Sud in un unico corso alla cui foce vi era l’antico porto.

Criteri d’ammissione Agrigento 

Il documento lcomos n. 831 descrive il sito, i principali monumenti in esso contenuti e i criteri adotati per l’iscrizione del sito nel Patrimonio dell’umanità. ll Comitato del Patrimonio Mondiale infatti, ha deciso di inserire l’area sulla base dei criteri denominati sotto, ritenendo che Agrigento sia stata una delle più grandi città dell’area del Mediterraneo, si sia conservata in condizioni eccezionali e il suo complesso dei templi dorici risulti, a oggi, uno dei principali esempi dell’arte e della cultura greca. l criteri suddetti indicano che il sito: (i) rappresenta un capolavoro del genio creativo dell’uomo; (ii) mostra un importante interscambio di valori umani, in un lungo arco temporale o all’interno di un’area culturale del mondo, sugli sviluppi nell’architetura, nella tecnologia, nelle arti monumentali, nella pianificazione urbana e nel disegno del paesaggio; (iii) è testimonianza unica ed eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa; (iv) costitui– sce un esempio straordinario di una tipologia edilizia, di un insieme architetonico o tecnologico, o di un paesaggio, che illustra una o più importanti fasi nella storia umana.

Testimonianza della cultura greca, la cità di Agrigento, nel passato Akragas, poi Cirgenti e Kerkent, divenne una delle più importanti della Magna Crecia. L’area urbana era circondata da mura di fortificazione con nove porte. La sua storia, che si protrae per più di mille anni, inizia nel 581 a.C. quando venne fondata dai coloni provenienti da Cela e da Rodi. Dopo il 210 venne saccheggiata dai Romani e assoggetata all’lmpero romano sino all’invasione e alla riedificazione da parte degli Arabi, e la sua storia si conclude con la caduta dell’lmpero romano e le invasioni barbariche fra il Vll e il lX secolo. Riprese aeree, realizzate a metà del Novecento, hanno permesso di svelare l’impianto urbano che si estendeva in tuta l’area della collina meridionale ai piedi della rupe Atenea, sei grandi arterie l’atraversavano intersecate da strade secondarie in direzione ortogonale, e grandi edifici monumentali delimitavano i terrazzamenti su cui si sviluppava la cità.

Tempio della Concordia

ll tempio deve la sua denominazione ad un’iscrizione latina con de– dica alla Concordia degli agrigentini rinvenuta nelle vicinanze ma che non ha con esso alcuna relazione. L’edificio, costruito in calcarenite locale, è di stile dorico, è stato realizzato tra il 440–430 a.C. e poggia su un basamento di quatro gradini, con sei colonne sui lati brevi e tredici sui lati lunghi. L’interno e l’esterno del tempio erano ricoperti da un rivestimento di stucco bianco sotolineato da elementi po– licromi. Le dodici arcate ricavate nei muri della cella e le tombe scavate nel pavimento sono dovute alla trasformazione del tempio in basilica cristiana, grazie alla quale l’edificio deve il suo ottimo stato di conservazione.

 TEMPlO Dl ERCOLE (ERACLE) ad Agrigento

Il tempio, la cui atribuzione ad Ercole si deve a una testimonianza di Cicerone ritenuta generalmente atendibile, è il più antico dei templi di Agrigento e si data nella sua fase originale alla fine del Vl sec. a.C. L’edificio, costruito in calcarenite locale, è di stile dorico, poggia su un basamento di tre gradini e presenta sei colonne sui lati brevi e quindici sui lati lunghi. Numerosi restauri sono stati eseguiti a partire dal 1921 quando, su iniziativa del capitano inglese Alexander Hardcastle, furono rialzate oto colonne del lato sud sino agli ultimi interventi di tipo conservativo effetuati dal Parco Archeologico.

TEMPlO Dl GlUNONE ad Agrigento

ll tempio, la cui atribuzione a Giunone è dovuta ad una erronea interpretazio– ne di un brano di un autore latino, è costruito in calcarenite locale e sorge in posizione dominante presso l’estremità orientale della Collina dei Templi. L’edificio, di stile dorico (450–440 a.C.), poggia su un basamento di quatro gradini e presenta sei colonne sui lati brevi e tredici sui lati lunghi. Numerosi restauri sono stati eseguiti a partire dalla fine del XVlll secolo, quando furono risollevate le colonne del lato nord, sino agli ulti– mi interventi di tipo statico e conservativo delle superfici lapidee effetuati dal Parco Archeologico. A ovest del tempio si trova Porta lll, di cui oggi rimane ben poco a causa della frana di parte del costone roccioso. ll sistema difensivo risalente alla fine del Vl sec. a.C. fu rinforzato durante il lV sec. a.C. dalla costruzione, a Nord–Est della porta e del tempio, di un imponente torrione, giunto sino ai nostri giorni solo in parte.

TEMPlO Dl GlOVE ad Agrigento

ll tempio di Zeus o Giove Olimpico, costruito in calcarenite locale, è uno dei pochi edifici sacri agrigentini di cui è sicura l’attribuzione alla divinità ed era il più grande tempio dorico dell’occidente. L’edificio è noto da due fonti antiche. Polibio (ll sec. a.C.) ne parla nella sua opera storica e lo descrive come incompiuto e Diodoro Siculo (l sec. a.C.) fornisce una descrizione detagliata del tempio, che risulta tutavia in alcuni punti problematica.

TEMPlO Dl VULCANO

ll tempio, costruito in calcarenite locale, sorge su uno sperone roccioso a Ovest della Collina dei Templi ed è separato dal Santuario delle Divinità Ctonie (della terra) dal taglio naturale della Kolymbethra, la “magnifica piscina” realizzata durante il V sec. a.C. in cui confluiva una complessa rete di acquedotti. L’interno del tempio era suddiviso in tre vani: quello centrale (cella), in cui sono visibili le fondazioni di un tempieto più antico, era preceduto da un atrio di ingresso e seguito da un vano posteriore. Numerosi restauri sono stati eseguiti a partire dal 1928–29 quando, su iniziativa del capitano Hardcastle, furono rimosse le case coloniche addossate al tempio, sino agli ultimi inter– venti di tipo statico e conservativo delle superfici lapidee effetuati dal Parco.

TEMPlO Dl DEMETRA ad Agrigento

Nella parte orientale della cità, sul fianco del ripido pendio con cui si conclude la Rupe Atenea nella valle del fiume Akragas, oggi torrente San Biagio, si trova il tempio di Demetra. Parte dell’elevato del tempio venne incorporata nella chiesa medievale di San Biagio, mentre le fondazioni sono ancora parzialmente riconoscibili dietro l’abside della chiesa. Poco distante sono visibili due altari rotondi con pozzo centrale che, al momento del rinvenimento, erano ricolmi di ex– voto. Sul terrazzo sotostante il tempio, fuori la cinta muraria, si trova il cosiddeto Santuario rupestre dedicato anch’esso al culto demetriaco. ll tempio era collegato alla Rupe Atenea, l’antica acropoli della cità, da una strada di cui sono ancora visibili i segni delle carreggiate sulla roccia e sovrastava il setore monumentale delle fortificazioni di Porta l.

TEMPlO Dl CASTORE E POLLUCE

ll Tempio di Castore e Polluce risale intorno al 480– 460 a.C. Esso è in stile Dorico ed è un esastilo periptero. Nel 1836 furono rialzate le prime tre colonne, la quarta colonna fu alzata nel 1852 dagli Archeologi Villareale e Cavallari. ll famoso angolo del Tempio è divenuto uno dei simboli di Agrigento. Durante il periodo medievale l’intera area del tem– pio era stata occupata da abitazioni, le stesse colonne erano state inglobate nelle murature, e furono isolate con un apposito intervento nel secolo scorso.

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