I trulli di Alberobello
Puglia | DESTINAZIONE

I trulli di Alberobello

Largo Martellotta, 70011 Alberobello BA, Italia

Può una struttura risalente a metà del XIV secolo essere ancora oggi abitale? Rispecchiare ancora i bisogni e le abitudini di una persona dopo 7 secoli? La risposta è sì. L'esempio lampante sono i Trulli. Riprendendo il modello preistorico della thòlos, struttura a forma di cupola della tarda età del bronzo, i trulli oggi compongono internamente il centro storico della città di Alberobello. La costruzione a secco, senza malta, a pianta circolare, sembra sia stata imposta ai contadini nel XV secolo dai Conti di Conversano, per sfuggire a un editto del Regno di Napoli che imponeva tributi a ogni nuovo insediamento urbano. Gli ambienti interni di un trullo sono generalmente distribuiti intorno al vano centrale. Lo spessore delle mura e la scarsa presenza di finestre assicurano un ottimale equilibrio termico: calore in inverno e fresco in estate. Il tetto è composto da una pseudo-cupola di lastre calcaree orizzontali posizionate in serie concentriche sempre più piccole - le cosiddette “chianche” (all’interno) e le più sottili “chiancarelle” (all’esterno). Ogni abitazioni ha decorazioni di carattere differente sulla volta, spesso a carattere esoterico, religioso o propiziatorio. Alberobello è un paese della collina murgiana della Puglia, sito in posizione equidistante tra l’Adriatico e lo Ionio. Sul colle orientale vi è la cità nuova con caratteristiche architettoniche moderne,sull’altra sommità disposta ad occidente s’allineano i trulli in un agglomerato urbano, suddiviso in due rioni, Mont e Aia Piccola, entrambi monumento nazionale. I trulli sono un esempio architettonico di valore universale in quanto costtuiscono una testimonianza unica, o quantomeno eccezionale, di una civiltà e di una tradizione culturale scomparsa, e offrono un esempio di un tipo di costruzione e di complesso architettonico che illustra un periodo significativo della storia umana.

Criteri di Ammissione

Dal Dicembre 1996 i trulli di Alberobello sono state dichiarate dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. Il Comitato del Patrimonio Mondiale ha deciso di inserire il luogo sulla base dei criteri culturali ritenendolo di eccezionale valore universale, essendo uno straordinario esempio di una forma di costruzione di edifici derivante da tecniche preistoriche, che si è conservata integra e funzionale anche oggi.

Storia Arte e Cultura

Alberobello nasce tra il 1400 ed il 1500, ad opera di alcuni contadini mandat qui dai Conti di Conversano, allora proprietari del territorio. La legge vigente, a quei tempi, nel Regno di Napoli, in particolare la Prammatica de Baronibus, sottoponeva ogni nuovo insediamento urbano ad un’autorizzazione regia, che si oteneva previo pagamento dei tributi dovuti. Per evitare il balzello, i Conti di Conversano imposero ai contadini, mandati a colonizzare quello che allora era un bosco di querce, di costruire solo costruzioni precarie, che non avessero i carateri della stabilità delle dimore ordinarie. Di qui i trulli, costruiti in pietra a secco, per facilitarne la demolizione, in modo tale che in caso di ispezione regia non si scorgessero i tratti di un insediamento urbano, evidentemente abusivo. Questa storia di precarietà si è trasformata gradualmente in una storia di civiltà, la civiltà della pietra a secco. Nel 1797 poi, un gruppo di coraggiosi Alberobellesi, stanco della precaria condizione, si recò a Taranto per chiedere ausilio al Re Ferdinando IV di Borbone che inviò il Decreto con il quale questo piccolo villaggio divenne libero da ogni richiesta tributaria. Il paesaggio agrario di Alberobello è caraterizzato da una folta vegetazione di mandorli ed ulivi tipica del terreno carsico, mentre dalle rocce calcaree stratifcate viene estratto il materiale utilizzato per la copertura dei trulli. Le dimore a trullo infatti sono dominate dall’uso esterno della pietra a sfoglie, le “chiancole” che rivestono il cono e creano il meraviglioso centro urbano, unico al mondo, che oggi tutti vengono ad ammirare.

I Trulli

I trulli sono un esempio straordinario della capacità di adatamento dell’uomo e una testmonianza di quanto le incredibili risorse dell’ingegno e la voglia di vivere di ogni essere umano possono produrre. In un progetto di insediamento umano su di un territorio in cui era vietato costruire, se non in maniera precaria, ed in cui l’unico materiale abbondante per costruire era la pietra, i trulli sono stati la soluzione individuata dai primi contadini venut a colonizzare l’antca Selva.Alberobello è l’unico paese al mondo nato e cresciuto come un paese di trulli. I trulli sono costruiti diretamente sulla roccia, senza fondamenta, con blocchi di pietra rozzamente lavorati appoggiati l’uno sull’altro, senza calce a fssarli tra loro e poi coperti da una strutura conica di piccole lastre di pietra calcarea grigia (chianchiarelle, in gergo locale). Apparentemente simili tra loro, in realtà differiscono sia per il disegno della pianta, che spesso presenta nicchie con diverse funzioni, sia per i semplici motvi dipinti sulle chiancole, sia per la forma dei comignoli e dei pinnacoli. La particolarità di Alberobello deriva non tanto dalla presenza di queste creazioni, diffuse in diverse parti della Puglia, quanto dal fatto che esse, lungi dall’essere, come altrove, ricoveri per animali o atrezzi, siano state le abitazioni delle prime popolazioni autocitone, messe insieme una accanto all’altra. La comunità alberobellese si è adattata ad un ambiente difficile, è cresciuta tra mille difficoltà, a cominciare da quelle di ordine igienico e sanitario, ma, come ha descritto in maniera impareggiabile Tommaso Fiore nel suo “Un popolo di Formiche”, ha saputo resistere fino a trasformare la sua debolezza nella sua forza e a conquistare il diritto di entrare nella Lista del Patrimonio Mondiale per l’unicità e la bellezza della sua storia. Sono i rioni Monti e Aia Piccola, che insieme al Trullo Sovrano, a Casa D’Amore e a Casa Pezzolla costituiscono il perimetro del sito genericamente indicato con il nome di “trulli di Alberobello”.

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