Complesso Santa Sofia con la chiesa e il chiostro a Benevento
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Complesso Santa Sofia con la chiesa e il chiostro a Benevento

Piazza S. Sofia, 82100 Benevento BN, Italia

I Longobardi hanno lasciato in tutta Italia, da Nord a Sud, grandi tracce della loro dominazione. Dal punto di vista architettonico ed urbanistico tra le massime espressioni di questo stile è la chiesa di Santa Sofia a Benevento. Nonostante le dimensioni, relativamente piccole, all'epoca ebbe grande importanza per l’ambizione di riprendere nella struttura quella della omonima chiesa di Costantinopoli, con la sua pianta esagonale, ai cui vertici sono collegate sei colonne collegate da archi, che sorreggono la cupola; con un esagono interno che è a sua volta circondato da un anello decagonale, con otto pilastri e due colonne all’entrata. Del Monastero adiacente alla chiesa invece si ricorda con particolare interesse il chiostro, il quale abbina in modo molto armonioso la struttura romanico alle decorazioni arabeggianti. La Chiesa, simbolo dell’architettura longobarda altomedievale, ardita e fantasiosa, tra i siti de “I Longobardi in Italia. Centri di potere (568-774 d.C.)” è oggi nel patrimonio dell’UNESCO. Il complesso monumentale di Santa Sofia con lo storico scriptorium (dove è nata la scrittura beneventana adoperata dai monaci amanuensi), è stato per secoli una delle mete più visitate dai pellegrini cristiani. La Chiesa, situata a Benevento, eretta per volere del Duca longobardo Arechi II intorno al 760, presenta una piccola pianta a forma esagonale nel corpo centrale con colonne provenienti dal Tempio di Iside, circondata da un anello decagonale retto da colonne in pietra calcarea. La zona delle tre absidi è circolare, con mura che disegnano parte di una stella nella porzione centrale. Gli affreschi originari, che una volta ricoprivano l’interno della Chiesa, sono visibili solo nelle due absidi laterali. I colori ancora vivi e le forme armoniche delle linee dell’Annunciazione e della Visitazione alla Vergine, testimoniano la presenza di maestranze bizantine tra l’VIII e IX secolo, confermando Benevento capitale culturale di quegli anni. Distrutta in parte dal terremoto del 1688, con il restauro del 1951, spogliata della veste barocca voluta dall'arcivescovo Orsini, ha ritrovato il suo aspetto medievale.

Criteri ammissione UNESCO

Il Comitato del Patrimonio Mondiale ha deciso a giugno 2011 di inserire tale monumento nella Lista dei beni Patrimonio dell’Umanità in base ai seguenti criteri: (ii) i monumenti Longobardi sono una testimonia iluppo della cultura e dell’arte carolingia; (iii) i luoghi Longobardi del potere esprimono forme artistiche e monumentali nuove e straordinarie, che testimoniano la specificità della cultura Longobarda nell’ambito dell’Europa Altomedievale. Nel loro insieme essi costituiscono una serie culturale unica e chiaramente identificabile, i cui molti linguaggi e finalità esprimono il potere delle diverse élites Longobarde; (vi) i luoghi dei Longobardi e la loro eredità nelle strutture culturali e spirituali della cristianità medievale europea sono molto rilevanti. Essi hanno potenziato significativamente il movimento monastico e hanno contribuito alla creazione di una meta antesignana dei grandi pellegrinaggi, Monte Sant’Angelo, con la diffusione del culto di San Michele. I Longobardi svolsero inoltre un ruolo determinante nella trasmissione al nascente mondo europeo delle opere classiche di letteratura, tecnica, architettura, scienza, storia e diritto.

Storia, arte e cultura

La Chiesa di Santa Sofia, voluta dal Principe longobardo di Benevento Arechi II nell’VIII secolo, è stata eletta il 25 giugno 2011 dall’UNESCO patrimonio dell’umanità (affiancandosi così all’Acquedotto Carolino del Vanvitelli già da tempo nella World Heritage List). La Chiesa di Santa Sofia si trova a Benevento ed è parte integrante del sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)”, insieme ad ulteriori insigni testimonianze in altre zone del Paese risalenti all’epoca longobarda. Per l’Italia il sito seriale “I Longobardi in Italia” è il 46° iscritto nella celebre Lista. Con i Longobardi il Ducato di Benevento - comunemente chiamato “Longobardia Minor”, per distinguerla dalla “Longobardia Maior” con capitale Pavia - visse una progressiva ripresa socio-economica, conquistando la sua conformazione più salda e sicura come Principato dal 774 al 1077. Il principe Arechi II, che assunse il significativo titolo di Samnitium Dux, fece completare nel 762 la Chiesa di Santa Sofia, una delle più ardite e fantasiose ostruzioni dell’Alto Medioevo, oggi riportata alla sua forma originaria. Attiguo alla Chiesa è il Chiostro, non quello originario, ma quello ricostruito nella metà del 1100 con caratteri spiccatamente romanici ed influenze arabe. Si sviluppa su una pianta quasi quadrata con sedici pilastri tra i quali si aprono quindici quadrifore ed una trifora, sormontate da archi a sesto ribassato poggianti su mensole. La Chiesa fu intitolata (in lingua greca) ad Agian Sophian e cioè non ad una santa, una donna che, per particolari virtù, fu canonizzata, ma alla Sacra (o Divina) Sapienza. Era un omaggio, dunque, alla più alta forma di conoscenza, a quella che, superando tutti i limiti dell’esperienza sensibile, coglie la perfezione e l’universalità dell’essere, cioè Dio stesso. A quanto pare, l’idea venne a Paolo Diacono, eminenza grigia di Arechi, per un evidente intento politico: un omaggio alla Chiesa Giustinianea di Costantinopoli, con la quale, evidentemente, il principe voleva intrattenere i migliori rapporti. La Chiesa presenta ancora tracce di antichi affreschi e ha una pianta molto originale. Annesso alla Chiesa e al Chiostro è il Museo del Sannio, fondato nel 1873 dalla Provincia, che contiene buona parte dei tesori ritrovati nel Sannio. Il cenobio della Chiesa di Santa Sofia, con il suo suggestivo Chiostro, oggi sede del Museo del Sannio, fu un centro di produzione culturale: qui ad esempio fu scritto il Chronicon Sanctae Sophiae (cod. Vat. Lat. 4939), un preziosissimo diario medievale. Altri monumenti longobardi sono sparsi nel resto del Sannio.

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